Rubrica

Donne che non dicono “No” – Informamolise

Con questo articolo vorrei condividere con voi lettrici e lettori alcune mie esperienze raccontate nei 6 anni di attività di accoglienza di donne che hanno subito violenza. Ci sono alcune di loro che mi sono rimaste impresse per la tenacia e la determinazione al cambiamento mentre altre per la loro inerzia e rassegnazione. Nella vita in generale non tutti vogliono essere realmente aiutati, non tutti voglio risolvere i problemi che hanno, anzi alcune persone hanno paura dei cambiamenti anche se si prospettano positivi .

Pertanto vorrei partire con due storie che mi ricordano la difficoltà di alcune donne a voler dire no, e che non sono riuscite a fare il grande passo della denuncia o quello di andare via di casa . Una di queste due donne è una imprenditrice che si è rivolta al Centro antiviolenza Liberaluna per raccontarci la sua vita.Pubblicità

Ha iniziato con il primo colloquio, poi il secondo, poi il terzo e nel frattempo viveva con il padre dei suoi figli, marito maltrattante. Un giorno è venuta da noi con un braccio rotto perché avevano litigato ma non ma voleva allontanarsi da quest’uomo perché non stava bene fisicamente e passava la maggior parte del tempo a letto mentre lei andava a lavorare . Questa donna aveva bisogno di parlare del suo vissuto ma non è mai riuscita ad andare a fare la denuncia né tantomeno voleva uscire da quella casa perché c’erano i suoi figli e perché riteneva che lui non potesse farle più del male. Un giorno venne chiamata in Questura perché un suo parente o amico(lei non ha mai saputo chi è stato), fece una segnalazione, pertanto le furono fatte le tipiche domande del tipo se andava d’accordo con suo marito e cosa succedeva a casa, ma lei non disse nulla, anzi affermo che la segnalazione era falsa.

Vennero ascoltati anche i figli che a loro volta negarono perché la mamma gli aveva detto assolutamente di non dire nulla, quindi la segnalazione non ebbe seguito. L’unica persona a decidere è la donna vittima di violenza, che dopo aver preso coscienza di essere una donna maltrattata e di voler uscire da quella casa, può denunciare. Nessun altro può aiutare quella a donna salvarsi, se non vuole farsi aiutare. Questa donna di cui vi parlo si è salvata ma solamente perché riusciva a gestire “bene” questa situazioni grazie alla ridotta capacità fisica del marito che ridusse la violenza fisica a liti molto aggressive. Nonostante anche quella fosse violenza lei ha continuato a rimanere in quella casa con lui e con i loro figli.
Questa storia mi ha colpita molto perché nonostante la segnalazione, la donna non si è voluta allontanare dal marito maltrattante.

Cav. Dr.ssa La Selva Maria Grazia

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